Gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

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stefano
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Gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by stefano »

nel momento in cui ciascuno di noi prende inizialmente confidenza con il suo Se superiore passa poi alla fase successiva di creare una connessione stabile con esso per permettere la sua manifestazione nel piano fisico.
A seconda del tipo di "colore" caratteristico di ciascuno possono sorgere delle "interferenze o disturbi"

data la nostra disabitudine a vivere pienamente il Se occorre abituarsi ad esso e "pulire" giorno dopo giorno i vari corpi sottili che ci circondano in modo da purificarli e "innalzarsi" sempre più.

Vi sono degli elementi che "rallentano" il percorso:
1) la paura
2) la depressione o al suo estremo contrario l'esagerata euforia.
3) l'ambizione personale e il desiderio di potere solo per se stessi (egoistico)

A seconda del tipo di colore predominante in ciascuno questi 3 elementi sono peculiarità più di alcuni tipi di persone che di altri ma normalmente si mescolano in ciascuno di noi

stefano
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by stefano »

compresi e accettati.
in una nuova fase di crescita tali fattori sono notevoli elementi di crescita e conoscenza di se stessi.
In nome dell'Amore universale

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Irinushka
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Irinushka »

Una mia amica russa che di recente si è trasferita in Inghilterra oggi mi ha scritto una lettera “non molto iridata”, lamentandosi del fatto che continua a fallire un colloquio di lavoro dopo l’altro, perché, come dice lei, sente di non avere lo stato d'animo giusto per costruire degli agganci che funzionano con l’ambiente che la circonda. E anche perché continua a non sapere che cosa vuole veramente dalla vita.

Ho deciso di riportare qui una parte della mia risposta, come uno spunto su cui, volendo, potrebbe lavorare ognuno di noi. :)

**************************
“... Prova ad autosottoporti ad un “esame a raggi X”, usando i tre seguenti “motori di ricerca”.

E poi raccogli, meglio se per iscritto, tutti i “rospi” che riuscirai a sputare fuori (probabilmente, saranno i rospi di tutti i colori e di diverse taglie e grandezze, ma fa lo stesso). :)

Il primo motore: “Io so che…”

Il secondo motore: “Io ho fede (oppure io ho fiducia) in…”

Il terzo motore: “Io penso di avere…” (queste o quelle risorse esistenziali).

Dopo di che bisognerà sottoporre i risultati ottenuti ad un confronto incrociato (se vuoi, lo facciamo insieme); in questo momento, com’è ovvio, non te li posso anticipare, ma penso che verranno evidenziate alcune “macro” con cui poi bisognerà lavorare in modo che non girino in folle, ma che si trasformino nei propulsori del tuo throughput esistenziale..." :)
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stefano
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by stefano »

diciamo che la base di partenza come giustamente stai dicendo è
una profonda analisi e osservazione di se stessi "attuale" mettendo per iscritto per ricordarsele le cose che emergono.

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Irinushka
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Irinushka »

Ritengo che questi “motori di ricerca” siano molto interessanti come uno strumento di autolettura.

Stanotte ho provato ad usarli su di me personalmente (senza scrivere, ma nel mio caso le cose che sono emerse non erano numerose :) ).

Comunque ho capito meglio perché ieri ho sentito il bisogno di inserire nel mio testo la parola “macro”.

Le “macro” non sono degli schemi mentali ma qualcosa che si trova più a monte, qualcosa che c’entra con la nostra stabilità primordiale, con il nostro modo autentico di fare i conduttori della luce.

Sono dei microgranuli della nostra conduttività, delle unità di eccitazione che poi, appunto, come delle macro, si autoinseriscono nei nostri vari .exe e .com.

A volte con successo, a volte mica tanto... :)

E una volta che cominciamo ad inquadrare queste nostre unità di base, possiamo anche gestirle, modificarle, completarle, ridistribuirle ecc.

E un altro consiglio: cercare di verbalizzare quello che viene fuori, usando un linguaggio più personalizzato possibile, inventando lo stile e il lessico della "bellettristica energetica" d'autore, invece di cadere nella trappola di un lessico generico e degli eventuali "rallentatori acustici". :)
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Post by Irinushka »

Irinushka wrote:
“... Prova ad autosottoporti ad un “esame a raggi X”, usando i tre seguenti “motori di ricerca”.

E poi raccogli, meglio se per iscritto, tutti i “rospi” che riuscirai a sputare fuori (probabilmente, saranno i rospi di tutti i colori e di diverse taglie e grandezze, ma fa lo stesso). :)

Il primo motore: “Io so che…”

Il secondo motore: “Io ho fede (oppure io ho fiducia) in…”

Il terzo motore: “Io penso di avere…” (queste o quelle risorse esistenziali).

Dopo di che bisognerà sottoporre i risultati ottenuti ad un confronto incrociato (se vuoi, lo facciamo insieme); in questo momento, com’è ovvio, non te li posso anticipare, ma penso che verranno evidenziate alcune “macro” con cui poi bisognerà lavorare in modo che non girino in folle, ma che si trasformino nei propulsori del tuo throughput esistenziale..." :)
Сontinuo a sentire che questo esercizio “suggeritomi dal vento”, ha un notevole potenziale di autoapprendimento e di autoriconfigurazione, e quindi ora provo a descrivere le nuove sfaccettature che si sono fatte vive con me in questi ultimi due giorni.

Intanto, con un’assoluta nonchalance e senza chiedere il mio parere (anche se sarei comunque stata d’accordo :) ), il secondo motore della ricerca, quello della fede/fiducia, si è autocollocato al primo posto.

E…ritengo che questa sia una parte dell’esercizio decisamente non condivisibile, che immergersi veramente dentro il proprio regime della fede/fiducia (qualsiasi cosa esso sia) crei per definizione una condizione solitaria, un’inquadratura che non può e non deve avere accanto a sé né altri occhi né altre orecchie.

Io e la mia fede/fiducia, io e la mia privacy energetica, una condizione così totalmente e perfettamente integra ed autosufficiente che, a questo livello, può contenere ed esprimere soltanto delle note e delle portanti primordiali che non hanno bisogno di nessuna conferma o condivisione esterna per dimostrare la propria validità e la propria “Raison d'être”.

Dopo di che, continuando a “grattare”, sono scesa “più a valle”, e là ho sentito queste due espressioni: “lo schermo della fede” e “l’ordine della fede”.

“Lo schermo della fede”: è una condizione della fede che si gonfia e si espande, formando una tela della stabilità esistenziale solida e polifunzionale, limpida ed elastica, uno schermo su cui proiettare il mio personale “cinema d’autore”, il mio “Io vivo” e “Io succedo”: i movimenti, i suoni, le immagini, gli accordi, insomma, un’infinità di materiale esistenziale utile e dilettevole per il mio primordiale “Io sono”.

“L’ordine della fede”: a questo livello si presentano alcune combinazioni e congetture mentali più concrete ed articolate, ma comunque dinamiche attraverso cui la fede/fiducia si manifesta nel mondo. Sono come degli involucri e degli indumenti esterni attraverso i quali la fede respira e parla la lingua della stabilità umana.

Ed è qui che re-incontriamo i nostri vari “Io so che…” e “Io penso che…”, i costrutti e le macro che possono contenere il senso, le informazioni, l’imperatività, i riferimenti per un orientamento pratico sul terreno.

La fede, come la stabilità primordiale, che successivamente diventa il sapere, diventa il movimento, diventa la realtà.

Ed è importante realizzare “oltre ogni ragionevole dubbio” che è proprio la fede che si trova all’origine della nuova realtà, mentre le conoscenze più o meno articolate di cui disponiamo (o crediamo di disporre), come anche il nostro abituale saper fare degli esseri umani sono soltanto un anello intermedio della catena dell’eccitabilità, un derivato del nostro spirito e, finché verranno erroneamente collocati in cima con la pretesa di essere una vera leva del potere, continueremo a vivere da persone sotto manifestate, non ci sarà nessun salto di qualità, nessun effettivo “cambiamento di gestione”.

E un’altra considerazione ancora.
Mentre lo stato della fede a monte è uno stato solitario e non condivisibile per definizione, a livello dello “schermo della fede” o dell’”ordine della fede”, la condivisione c’è eccome; le nostre macro della stabilità primordiale scendono nel mondo e cominciano ad interagire con le macro altrui a tutto campo, ed è proprio su questa base che nascono la condivisione e le varie forme di un “feeling ondulare”.

E “Io” diventa “Noi”, con il desiderio di unire il più possibile i nostri rispettivi “schermi della fede”, di giocare insieme, di fare parte di una squadra, e di scrivere insieme agli altri il libro che potrebbe essere intitolato così: “Le avventure del nostro spirito nei meandri del piano fisico”. :)
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Irinushka
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Irinushka »

Ieri nella sezione russa del forum è stato pubblicato un post che ho deciso di tradurre in italiano perché mi sembra molto pertinente con le nostre discussioni ed illuminazioni degli ultimi giorni. :)
****************************************

“La mappa della località non è la località stessa medesima. La mappa è soltanto una descrizione di alcuni aspetti morfologici che caratterizzano un territorio. È una teoria, una spiegazione oppure un modello di qualcosa.

Supponiamo che voi abbiate bisogno di arrivare in un certo posto al centro di Chicago e per farlo vi farebbe molto comodo avere una mappa della città.

Supponiamo, però, che voi abbiate una mappa sbagliata, una mappa di Detroit su cui erroneamente è scritto Chicago.

Potete immaginarvi il rancore che vi assale quando tutti i vostri tentativi di arrivare a destinazione falliscono uno dopo l’altro.

Voi potete lavorare sul vostro comportamento: impegnarvi di più, agire più velocemente, cercare di organizzarvi meglio. Con il risultato che vi troverete nel posto sbagliato ancora più in fretta.

Voi potete lavorare sul vostro atteggiamento, sulle vostre impostazioni, cercare di pensare in modo più positivo.

Ma non riuscirete lo stesso a raggiungere il posto che vi serve.

Però, probabilmente, non ne sarete nemmeno dispiaciuti, perché la vostra impostazione sarà così positiva che vi troverete bene ovunque.

Il succo della faccenda, però, è che voi vi sarete smarriti ed è un problema che non c’entra né con il vostro comportamento né con le vostre impostazioni. Il problema è che voi avete la mappa sbagliata”.
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stefano
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by stefano »

la parte che hai espresso dove da IO diventa NOI è esattamente (con altre parole) quanto ho cercato di esprimere nell'altro 3d.

Un abbraccio

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Irinushka
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Irinushka »

stefano wrote:la parte che hai espresso dove da IO diventa NOI è esattamente (con altre parole) quanto ho cercato di esprimere nell'altro 3d.

Un abbraccio
Stefano, un abbraccio anche a te! :)

E' un NOI superpotente e polifonico, un insieme di tanti "play" e di tante "colonne sonore" fatte persone, ognuna residende nella sua specifica "località energetica" e nel suo specifico "parco giochi esistenziale"... :)
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stefano
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by stefano »

esattamente:)
ma anche un NOI che come "gruppo" vibrazionale simile può operare in comunione e creare un'energia polifonica armoniosa:)

una "cooperazione" armoniosa di cellule per un "corpo" puro e unificato nella comprensione del miglior utilizzo di ciascuna "parte" e della natura di ciascuna parte.

ne convieni?

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Massimo
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Massimo »

Irinushka wrote:La mappa della località non è la località stessa medesima. La mappa è soltanto una descrizione di alcuni aspetti morfologici che caratterizzano un territorio. È una teoria, una spiegazione oppure un modello di qualcosa.

Il succo della faccenda, però, è che voi vi sarete smarriti ed è un problema che non c’entra né con il vostro comportamento né con le vostre impostazioni. Il problema è che voi avete la mappa sbagliata”.
Tanto per sdrammatizzare un po', ascoltate bene i primi 35 secondi... :D

http://www.youtube.com/watch?v=2CkY388IZjM

Luca
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Luca »

Massimo...geniale! non solo i primi 35 ma mi sto sbellicando per il resto!!!!
:D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D :D

il peccato originale è fantastico!

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Massimo
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Massimo »

Beh, i primi 35 secondi calzavano a pennello nel contesto, però tutto il personaggio è veramente incredibile... :D

A parte gli scherzi comunque, secondo me, lì dentro c'è un bel po' di materiale per la meditazione... in particolare un'illustrazione stupenda della questione delle domande giuste / domande sbagliate e delle risposte che si ottengono...

A quest'altro link (un altro da sbellicarsi in generale)

http://www.youtube.com/watch?v=9L-BeIvq ... re=related

tra il minuto 4.15 e 4.35 si raggiunge il massimo in quel campo! :D

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Irinushka
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Buoni così

Post by Irinushka »

Ieri sera nella parte russa del forum è stata espressa questa considerazione (un urlo di disperazione, al mio sentire).

“In questo momento mi sento disorientata, non riesco a concepire nessun genere di movimento stabile verso nessun genere di obiettivo. La mia mente è perplessa e stordita e non so che cosa dovrei apprendere, che cosa dovrei imparare”.

E questa è la risposta che mi è venuta.
********************************************
Che cosa bisognerebbe imparare?

Secondo me, una sola cosa: un atteggiamento corretto verso se stesso come verso un soggetto completamente manifestato. E cioè, il soggetto che per definizione possiede già tutto quello che gli serve, anche se, magari, non sa come quello (ciò che gli serve) si presenti e che aspetto abbia.

Bisogna continuamente sollecitare/solleticare se stessi, andando a sbirciare anche sotto le pietre più “inamovibili” ed “assiomatiche” del proprio essere (qui faccio riferimento al proverbio russo: “L’acqua non è in grado di scorrere sotto le pietre immobili” :) ).

Bisogna provare a percepire se stessi non come un “corpo solido”, una materia solida, ma piuttosto come una miscela esistenziale in fase di cristallizazione, come un incrocio spaziale tra il solido e il non solido, una specie di acquarello luminoso sceso dal cielo che spruzza i frammenti dei propri colori ancora non del tutto stabili da tutte le parti :) ; questo acquarello potrebbe essere impacciato, disorientato, smarrito, non in grado di traslare i propri sentimenti ed emozioni in codifiche umane, non in grado di usare il dono della parola liberata come si dove, ma tutto questo è praticamente normale; anzi, sono degli ottimi segni della rimanifestazione in progress. :)

L’importante è vivere questo nuovo senso e profilo del Sé senza attingere a nessuna etichetta, a nessun attributo tipo di autoidentificazione umana vecchio stile.

Ed è anche molto importante non darsi troppe arie, non aver paura di prendersi in giro per il proprio comportamento spesso ridicolo ed impacciato: una divinità che a quanto pare non sa niente, non pensa niente, non capisce niente, non riesce a decidere niente, che dimentica perfino le parole e quasi quasi “si rincretinisce a vista d’occhio” :mrgreen: (mi riferisco a quell’occhio apparentemente vigile che non vede lo spirito, ma solo le leggi del vecchio sapere sotto manifestato), eppure “viaggia”, cavalcando le onde, accidenti se viaggia, e com’è bello questo cavalcare, quanta gioia ci dà, è un’estasi pura! :D

Partiamo dal presupposto che abbiamo tutti quanti una specie di “astigmatismo esistenziale congenito”, una rifrazione ottica fatta male” (che distorce e rigetta alcuni segnali di riferimento fondamentali).

È una condizione strutturale di cui non abbiamo nessuna colpa e quindi non è il caso di “fare i pentiti”, veri o falsi che siano, ma che adesso possiamo guarire, semplicemente accettando di essere completamente presenti, di entrare con la nostra individuale trasmissività, con tutto ciò che siamo, con il nostro nuovo spazio del pensiero, nella rete energetica globale.

Accettando di usare la Terra, tutta la materialità circostante come un nostro “principale rieducatore”, "sviluppatore" e “correttore super finissimo di difetti congeniti”, come un territorio ad altissimo potenziale curativo che ci aiuterà ad espandere e a mettere a fuoco “le nostre individuali curvature ottiche”, in modo da vederci veramente chiaro per la prima volta. Sia da vicino che da lontano… :)

E penso anche che il concetto della guarigione, come noi l’abbiamo impostato nel topic dedicato al corpo fisico, comporti prima di tutto la correzione (magari, anche con l’aiuto di bravi operatori energetici, ma soprattutto, tramite un atteggiamento giusto verso se stessi) di questo astigmatismo esistenziale congenito, dopo di che… probabilmente, molte delle nostre attuali malattie e disturbi dell’esistenza sottomanifestata semplicemente non potranno più stare in nostra compagnia, nella compagnia del nostro nuovo spazio del pensiero curvato a dovere. :)
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Re: gli elementi di "disturbo" nella crescita personale

Post by Irinushka »

Non so se il fenomeno che ho inquadrato oggi molto da vicino (sulla mia stessa pelle) sia un elemento di disturbo, oppure un effetto collaterale più o meno inevitabile della transizione verso il mio nuovo modo di esistenza (quello ancora nascosto dietro il sipario, come la Rosa del “Piccolo Principe”).

Il fatto è che questa mia “Rosa”, pur essendo ancora nascosta, non solo mi eccita da matti e comunica con me regolarmente, ma mi coinvolge anche nel suo specifico fare; con il risultato che io mi ritrovo ad avere nel mio immediato presente sottomanifestato alcune unità o codici del pensare – agire che non è ancora oggettivamente possibile mettere a terra, non è ancora oggettivamente possibile fare vedere nella loro giusta luce, non è ancora oggettivamente possibile esprimere nelle categorie del mio (e altrui) conoscibile attualmente esistente.

Questi “ospiti che provengono dal futuro” (oppure dallo spazio dell’anima) e che là sono del tutto naturali e perfettamente felici e al loro posto, nel mio attuale qui ed ora umano a volte non riescono ad espandersi, non riescono ad ambientarsi, non riescono a condurre, non riescono a parlare con la loro autentica voce, tendono ad afflosciarsi, a diventare sbiaditi, distorti, perfino ridicoli (come un pesce fuor d’acqua), tendono a seminare i vari “Io non so come”, invece dei famosi “Know how just in time”.

Tendono a non entrare in correlazione con il mio “happening” attuale, con i suoi pesi e misure, con le sue regole e i suoi riferimenti vari.
Tendono a diventare una fonte dei malintesi e delle incomprensioni nella mia interazione con gli altri, invece di incorporarsi naturalmente nei miei correnti “noi”.

E allora come dovrebbe essere la mia giusta linea di condotta, ora che lo so?
Ho il potere di generare delle oscillazioni, degli adattatori e delle “chiuse” per collegare direttamente tra di loro il mio attuale presente sottomanifestato e il mio futuro completamente manifestato?

Il “play” divino e il “play” umano?

Penso proprio di sì, ma ... staremo a vedere... :)
AIRI-SON

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